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La geopolitica del quantum: tre modelli per la stessa corsa

Perché il quantum è trattato da tecnologia strategica, come si finanziano la corsa americana, quella cinese e quella europea, dove sono i primati verificabili di ciascuno, e le tre conseguenze contrattuali per chi il quantum lo userà.

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Quando la Camera degli Stati Uniti vota 369 a 22 per sottoporre a controllo perfino l'accesso via cloud a un computer quantistico, il messaggio è più eloquente di qualunque roadmap: per gli Stati il quantum non è più informatica, è materia di sicurezza nazionale. Questo approfondimento ricostruisce il perché — le tre vie del dual use — e confronta i tre modelli con cui si corre la stessa corsa: quello americano, quello cinese e quello europeo, con il Giappone quarta corsia silenziosa e una fila crescente di nuovi entranti. Chiude con la parte che riguarda direttamente le imprese: le tre clausole con cui la geopolitica entra nei contratti.

Le tre vie del dual use

La prima è la crittografia: un computer quantistico fault-tolerant abbastanza grande potrà un giorno rompere i codici a chiave pubblica — non esiste ancora, ma il rischio "harvest now, decrypt later" è attuale: un avversario può archiviare oggi dati cifrati e decifrarli fra dieci anni, e per i dati con vita lunga la finestra di esposizione è già aperta (la contromisura, la post-quantum cryptography, è standardizzata dal NIST dal 2024). La seconda è il sensing quantistico: sensori estremi che permettono, ad esempio, di navigare senza GPS — la parte più vicina all'uso militare e la meno raccontata. La terza è il vantaggio computazionale per l'industria di chi arriva primo. Tre ragioni per cui nessun governo vuole arrivare secondo.

Il modello USA: privati davanti, Stato dietro

Come per il transistor e per Internet, lo Stato americano non costruisce: compra, seleziona e protegge. La DARPA, con la Quantum Benchmarking Initiative, mette le aziende in gara e paga a milestone dopo verifiche indipendenti — quest'estate 125 milioni di dollari a PsiQuantum, mentre per le undici società in Stage B la selezione finale è attesa entro fine 2026. La NSF ha distribuito ad agosto 290 milioni a otto istituti universitari. E il governo si muove anche da utente: Tesoro e GSA hanno avviato la migrazione post-quantum delle infrastrutture finanziarie federali. Il lato protezione: export control sull'hardware dal 2024, e il voto della Camera (369-22) per estenderlo all'accesso cloud — legge ancora ferma al Senato.

Il modello Cina: lo Stato come architetto

Regia unica su laboratori nazionali, università e aziende collegate al pubblico. Quanto spende non è verificabile: le stime parlano di decine di miliardi, ma sono stime, e l'opacità è essa stessa una scelta strategica. Il primato verificabile è nella comunicazione quantistica: la dorsale in fibra Pechino-Shanghai (~2.000 km) e il satellite Micius, primo al mondo per la distribuzione di chiavi dallo spazio. Sul calcolo i processori Zuchongzhi producono risultati importanti ma meno esposti alla verifica aperta continua. E anche il modello statale, quando serve scala, cerca i mercati: le nuove regole dello STAR Market ammettono IPO pre-profit, e TuringQ corre per diventare la prima quotata quantistica cinese.

Chi è avanti? Dipende dalla gara

Sul calcolo gli indicatori verificabili — pubblicazioni aperte, macchine accessibili, benchmark contendibili come il Quantum Advantage Tracker — favoriscono gli Stati Uniti; sulla comunicazione quantistica il primato è cinese. Ma la differenza strutturale non è chi è avanti: è chi si lascia misurare. Il sistema americano espone i propri risultati alla confutazione pubblica; quello cinese molto meno. E di ciò che non si può misurare non ci si fida per principio — in nessuna direzione.

L'Europa: scienza eccellente, architettura mancante — e un 2026 diverso

La fisica su cui poggia tutto è in larga parte scienza europea, e i programmi pubblici sono seri: il Quantum Flagship da un miliardo, EuroHPC che affianca computer quantistici ai supercalcolatori (uno è a Bologna). I difetti storici sono la frammentazione — ventisette strategie nazionali più una europea — e il capitale privato timido. Ma il 2026 ha portato segnali nuovi: IQM e Pasqal al Nasdaq in due mesi, tredici start-up selezionate dalla Quantum Grand Challenge con fondi fino a 30 milioni ciascuna (unica italiana: Planckian, Pisa), sei call aperte da 119 milioni. Resta l'assenza del Quantum Act: promesso per la primavera, la Commissione ora parla di fine 2026, forse 2027 — ammettendo che l'Europa "non può permettersi 78 start-up ognuna per conto suo".

Il Giappone e i nuovi entranti

Il Giappone corre con il suo modello storico, le alleanze industriali: il primo computer ad atomi neutri interamente nazionale (Shunkai), l'alleanza OptQC-NTT che punta dichiaratamente al milione di qubit ottici nel 2030, l'integrazione fra il supercomputer Fugaku e i processori quantistici. E il pubblico dei compratori statali si allarga: l'Arabia Saudita ha firmato con Pasqal un accordo su crittografia quantum-safe dentro Vision 2030, il Canada ha messo 195 milioni di dollari canadesi su un impianto fotonico di Xanadu, la Danimarca finanzia una fabbrica di chip quantistici a Copenaghen, l'India ha una missione nazionale da circa 730 milioni di dollari.

Le tre clausole per le imprese

Primo: da chi compri è da chi dipendi — l'accesso alle macchine migliori passa da pochi cloud, in gran parte statunitensi, e se quell'accesso diventa materia di export control la scelta del fornitore incorpora un rischio normativo; servono clausole di continuità e una strategia multi-fornitore. Secondo: dove stanno dati e algoritmi — un modello proprietario caricato su una piattaforma estera segue le leggi di quel Paese; si legge il contratto, non la brochure. Terzo, il più urgente: la migrazione post-quantum è un tema di oggi — gli standard esistono dal 2024, e per i dati che devono restare riservati a lungo ogni anno di ritardo è un anno di esposizione retroattiva. La domanda giusta al fornitore IT è "quando migriamo", non "se".

Una notizia utile e una scadenza

La consultazione pubblica del MIMIT per aggiornare la Strategia nazionale sulle tecnologie quantistiche, che doveva chiudersi il 6 settembre, è stata prorogata al 15 settembre: imprese — anche quelle che il quantum lo userebbero soltanto — università e start-up possono ancora inviare contributi. Un paragrafo scritto bene da un'azienda manifatturiera vale, per chi scrive una strategia, più di dieci contributi di chi il quantum lo vende.

Fonti e link

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