Quantum in Italia: la mappa dell'ecosistema nel 2026
La mappa della puntata 27 in forma di dossier: i soldi pubblici e la Strategia non stanziata, le macchine da Bologna a Frascati, la ricerca e la fuga dei talenti, le tredici start-up e le società estere che arrivano, chi usa già il quantum, il caso Campania, e le tre decisioni che non costano miliardi. Solo fatti e cifre ufficiali, con le fonti.
L'Italia quantum è un paradosso che si misura: settima al mondo per pubblicazioni scientifiche, un ventesimo del Regno Unito per spesa pubblica. Questo dossier mette in fila i numeri della puntata — tutti da fonti ufficiali: la Strategia nazionale, i decreti, i comunicati di MUR, MIMIT, INFN, ERC, EuroHPC — senza giudizi politici. Dove un dato non è verificabile, lo diciamo. Il criterio è quello della serie: distinguere gli annunci dagli stanziamenti, le macchine dai comunicati, e chiamare le cose con il loro nome.
I soldi: 229 milioni, un miliardo raccomandato, zero stanziati
La Strategia italiana per le tecnologie quantistiche (MUR/MIMIT, 5 settembre 2025) conta 229 milioni di euro di spesa pubblica in quattro anni, per l'86% dal PNRR — contro 4,1 miliardi del Regno Unito, 3 della Germania, 1,8 della Francia. Raccomanda 200 milioni l'anno per cinque anni, lo 0,01% del PIL, ripartiti fra ricerca, infrastrutture, capitale di rischio e chip, e una governance in tre tappe: comitato permanente, Polo nazionale sul modello di quello della subacquea, fondazione. A un anno di distanza quel miliardo non risulta stanziato: non è nella legge di bilancio 2026 e non compare nel documento di finanza pubblica del 2 ottobre; lo hanno scritto l'Osservatorio del Politecnico a novembre e lo stesso coordinatore della Strategia, Tommaso Calarco, a luglio. Gli strumenti che esistono sono generalisti: gli Accordi per l'Innovazione del MIMIT (201 milioni per il digitale avanzato, quantum incluso), il fondo di trasferimento tecnologico di CDP, il bando SIMEST da 200 milioni per AI e quantum nelle PMI, il decreto da 505 milioni per ricerca e sviluppo nel Mezzogiorno con sportello dal 7 ottobre. La consultazione pubblica del MIMIT sulla strategia si è chiusa il 28 settembre, dopo due proroghe; gli esiti non sono ancora stati comunicati.
Le macchine: Bologna e le altre
L'11 giugno 2026 sono stati inaugurati al Tecnopolo di Bologna due computer quantistici collegati al supercomputer Leonardo (dodicesimo al mondo nella Top500 di giugno): un IQM a superconduttori da 54 qubit, finanziato dal PNRR attraverso il Centro Nazionale ICSC, e il Pasqal ad atomi neutri da 140 qubit dell'EuroHPC, che fa di Bologna uno dei sei siti quantum europei. A Napoli, Partenope della Federico II è salito a 64 qubit e ospita il banco di prova per l'internet quantistico; Padova ha un laboratorio a ioni intrappolati, Firenze una piattaforma CNR ad atomi neutri, Roma il fotonico Qolossus della Sapienza; a Frascati l'ESA porta il quantum nell'osservazione della Terra e l'INFN ha fatto oscillare a settembre il primo qubit transmon progettato e costruito in Italia — un mattone, non una macchina, ma il primo nostro. Quasi tutto è stato finanziato dal PNRR e quasi tutto è stato comprato all'estero. E poi c'è la cosa che l'Italia fa meglio e che quasi nessuno conosce: la dorsale quantistica dell'INRiM, oltre 1.800 km di fibra da Torino a Matera su cui viaggiano tempo, frequenza e chiavi crittografiche, base italiana dell'EuroQCI.
La ricerca: settimi al mondo, e la crepa dei talenti
Secondo la Strategia l'Italia è settima al mondo per pubblicazioni nel quantum computing, oltre 4.200; l'INFN è il quarto istituto al mondo nelle scienze fisiche per il Nature Index. Il PNRR ha finanziato un istituto nazionale, il NQSTI: 116 milioni, 20 enti, oltre 330 ricercatori e ingegneri, coordinato dalla Scuola Normale di Pisa, che continua come consorzio anche dopo il PNRR. La crepa è nei dati ERC del 3 settembre 2026: 50 italiani vincitori di uno Starting Grant, seconda nazionalità in Europa, ma solo 22 grant ospitati in Italia — 28 giovani ricercatori italiani premiati lavorano in un altro Paese. E la formazione è ancora piccola: tre lauree magistrali interamente quantum (Politecnico di Torino, Federico II, Padova) contro oltre quaranta master in Europa.
Chi costruisce: tredici start-up, e il flusso che si inverte
L'ultimo censimento del Ministero (MIMIT-Politecnico di Milano, dati 2024) conta 13 società quantum-native in Italia, decimo posto al mondo — Canada 39, Regno Unito 35, Germania 28, Francia 18 — con 56 milioni raccolti in due anni contro i 235 della Francia. Fra loro: Planckian (Pisa, superconduttori), a settembre unica italiana selezionata nella Quantum Grand Challenge dell'EuroHPC; Ephos (Milano, chip fotonici), con un aiuto di Stato da 41,5 milioni approvato dall'UE nell'ambito del Chips Act per la fabbrica milanese; QTI (Firenze, gruppo TIM), che ha protetto con la crittografia quantistica il G7 di Borgo Egnazia; ThinkQuantum (Padova, comunicazione satellitare); Eniquantic (Eni, atomi neutri); e QSensato (Bari, sensori), che a fine settembre ha raccolto un milione da Quantonation. Nel 2026, per la prima volta, il flusso si inverte: Algorithmiq ha portato il quartier generale globale a Milano, IonQ Italia ha aperto a Roma e ha firmato con Lutech, D-Wave è entrata nella Q-Alliance del Mezzogiorno, IQM e Pasqal hanno installato a Bologna.
Chi usa: le dieci grandi, e il calendario delle banche
Il censimento MIMIT conta dieci grandi aziende italiane con progetti quantum attivi. Intesa Sanpaolo ha un centro di competenza dal 2020, sperimenta con start-up italiane sull'ottimizzazione di portafoglio e a ottobre ha avviato un programma di formazione quantum per i dipendenti con IQM; Eni ha il sesto supercomputer del mondo (HPC7) e una propria società quantum; TIM ha realizzato il primo collegamento quantum-safe fra data center in Italia; Leonardo ha un Quantum Lab su sensori e crittografia; Mediobanca investe in una start-up quantum per la finanza; Aeroitalia è entrata nella Q-Alliance per rotte e operazioni di volo. Per le banche il tema non è un'opzione ma un calendario: la roadmap del G7 Cyber Expert Group, pubblicata dalla Banca d'Italia, chiede la migrazione dei sistemi critici alla crittografia post-quantum entro il 2030-32.
Il caso Campania: cronologia dagli atti
Nel giugno 2024 la Regione Campania ha programmato una "Quantum Valley" da 100 milioni di fondi FESR, con il supporto dell'Università di Salerno, e nel dicembre 2024 ha indetto una gara da 51 milioni più IVA per un computer quantistico da installare a Fisciano. Quattro offerte (IBM Italia, Tea Tek, HP-Converger, TIM); aggiudicazione a IBM Italia il 15 settembre 2025 per 47 milioni più IVA, consegna in 183 giorni. Nel febbraio 2026 il TAR ha annullato la procedura su ricorso di Tea Tek; il 26 agosto 2026 il Consiglio di Stato ha respinto gli appelli di Regione e IBM e quello incidentale di Tea Tek, riportando la procedura alla fase precedente la proroga del termine: la Regione deve decidere come procedere, e a inizio ottobre non lo ha ancora comunicato. Non entriamo nel merito di chi ha ragione: in ventidue mesi, altrove, quelle macchine si sono comprate, installate e usate.
Cinque cose che l'Italia fa bene, cinque che mancano, tre decisioni
Fa bene: la ricerca di base, la comunicazione quantistica, l'infrastruttura pubblica di calcolo, la fotonica, e da quest'anno l'attrattività. Mancano, con un numero ciascuna: i soldi dedicati (un miliardo raccomandato, zero stanziati), la governance (il Polo nazionale senza atto istitutivo), il capitale di rischio (56 milioni contro 235), i talenti (28 ERC su 50 all'estero), l'esecuzione (la gara campana). Tre decisioni che non costano miliardi: un committente pubblico che compri macchine e servizi, come fa la DARPA; un fondo dedicato — un quinto del miliardo, 40 milioni l'anno, meno di un round di Multiverse; una porta di rientro, con cattedre, laboratori e stipendi che rendano Bologna o Napoli un'alternativa a Jülich. La Strategia le scrive da sola; manca la firma.


