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Quantum in Italia

La mappa del quantum in Italia: chi ricerca, chi ha le macchine, chi costruisce, chi usa. Settimi al mondo per ricerca e un ventesimo del Regno Unito per spesa pubblica; due computer quantistici a Bologna e una Strategia da un miliardo non stanziata. Cinque cose che l'Italia fa bene, cinque che mancano, tre decisioni che non costano miliardi.

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Quantum in Italia ▶

Il recap

Apriamo con la notizia della settimana — la roadmap nazionale del Dipartimento dell'Energia americano, che fissa al 2028 l'obiettivo di un calcolo quantistico con correzione degli errori "utile": un governo che scrive una data, dopo essere entrato nel capitale di quattro società — e con la consultazione pubblica del MIMIT sulla strategia quantistica, chiusa il 28 settembre con esiti ancora non comunicati. Il momento giusto per fare la mappa dell'Italia.

Il quadro dei soldi. La Strategia nazionale del settembre 2025 mette in fila 229 milioni di spesa pubblica in quattro anni, l'86% dal PNRR, contro i 4,1 miliardi del Regno Unito, i 3 della Germania, gli 1,8 della Francia; e raccomanda un miliardo in cinque anni — lo 0,01% del PIL — che a oggi non risulta stanziato, né nella legge di bilancio 2026 né nel documento di finanza pubblica appena approvato. Esistono strumenti generalisti (Accordi per l'Innovazione, il fondo di CDP, il bando SIMEST da 200 milioni per AI e quantum), non un fondo dedicato; il Polo nazionale annunciato a dicembre non ha ancora un atto istitutivo.

Le macchine. A Bologna due computer quantistici — IQM da 54 qubit e Pasqal da 140 — inaugurati a giugno e collegati a Leonardo, dodicesimo supercomputer del mondo: uno dei sei siti quantum europei. Poi Partenope a Napoli (64 qubit), i laboratori di Padova, Firenze e Roma, l'ESA e l'INFN a Frascati — dove a settembre ha oscillato il primo qubit superconduttore progettato e costruito in Italia — e la dorsale quantistica INRiM da 1.800 km, la cosa che l'Italia fa meglio e che quasi nessuno conosce.

La ricerca e la sua crepa. Settimi al mondo per pubblicazioni secondo la Strategia, l'INFN quarto istituto al mondo nelle scienze fisiche, oltre 330 ricercatori e ingegneri nell'istituto nazionale NQSTI. Ma dei 50 italiani vincitori di un ERC Starting Grant nel 2026, solo 22 lavorano in Italia; e le lauree magistrali interamente quantum sono tre, contro oltre quaranta master in Europa.

Chi costruisce. Tredici start-up native secondo l'ultimo censimento del Ministero, contro 39 in Canada; 56 milioni raccolti in due anni contro 235 in Francia. Planckian unica italiana nella Grand Challenge EuroHPC, Ephos con 41,5 milioni di aiuto di Stato Chips Act per la fabbrica di chip fotonici, QTI che ha protetto il G7, ThinkQuantum, Eniquantic, QSensato che ha appena raccolto un milione. E il flusso che nel 2026 si inverte: Algorithmiq porta il quartier generale a Milano, IonQ Italia apre a Roma con Lutech, D-Wave entra nella Q-Alliance.

Chi usa. Intesa Sanpaolo dal 2020, e da ottobre con un programma di formazione sulle macchine di IQM; Eni con il sesto supercomputer del mondo; TIM con il primo link quantum-safe tra data center; Leonardo, Mediobanca, Aeroitalia — e il calendario post-quantum del G7 per le banche: sistemi critici entro il 2030-32.

Chiudiamo con cinque cose che l'Italia fa bene — ricerca di base, comunicazione quantistica, infrastruttura pubblica, fotonica, attrattività — e cinque che mancano: soldi dedicati, governance, capitale di rischio, talenti, esecuzione, con una gara pubblica da oltre 60 milioni per un computer quantistico in Campania ferma da quasi due anni fra TAR e Consiglio di Stato. E con tre decisioni che non costano miliardi: un committente pubblico, un fondo dedicato, una porta di rientro per i ricercatori. La Strategia le scrive da sola; manca la firma.

I concetti chiave

  • Il paradosso italiano in due numeri: settimi al mondo per ricerca, un ventesimo del Regno Unito per spesa pubblica (229 milioni in quattro anni, 86% PNRR)
  • La Strategia nazionale (settembre 2025) raccomanda un miliardo in cinque anni — lo 0,01% del PIL — che a oggi non risulta stanziato; gli strumenti esistenti sono generalisti, il Polo nazionale non ha un atto istitutivo
  • Bologna è uno dei sei siti quantum europei: due macchine (54 e 140 qubit) collegate a Leonardo; poi Napoli, Padova, Firenze, Roma, Frascati — quasi tutto PNRR, quasi tutto comprato all'estero
  • La dorsale quantistica INRiM da 1.800 km è la cosa che l'Italia fa meglio e che nessuno vede: tempo, frequenza, chiavi crittografiche; è la base italiana dell'EuroQCI
  • Produciamo il talento, non sempre lo tratteniamo: 50 italiani vincitori ERC 2026, 22 grant in Italia; tre lauree magistrali quantum contro oltre quaranta master in Europa
  • Tredici start-up native (Planckian, Ephos, QTI, ThinkQuantum, QSensato…) contro 39 in Canada; 56 milioni raccolti in due anni contro 235 in Francia
  • Nel 2026 il flusso si inverte: Algorithmiq porta il quartier generale a Milano, IonQ Italia apre a Roma, D-Wave entra nella Q-Alliance, IQM e Pasqal installano a Bologna
  • Dieci grandi aziende italiane con progetti quantum attivi; per le banche il post-quantum è un calendario (G7/Banca d'Italia: sistemi critici 2030-32)
  • Il primo qubit superconduttore "made in Italy" (INFN, settembre 2026) è un mattone, non una macchina — ma è il primo nostro
  • Il DOE americano fissa al 2028 l'error correction "utile": chi decide, con quali soldi, con quale data — la domanda vale anche per l'Italia
  • Tre decisioni che non costano miliardi: un committente pubblico, un fondo dedicato al capitale di rischio, una porta di rientro per i ricercatori

Perché conta

Per un'impresa italiana la mappa serve a due cose: sapere dove sono le macchine e le competenze a cui appoggiarsi — Bologna, Napoli, Padova, i centri di competenza delle grandi aziende — e sapere quali strumenti pubblici esistono davvero, distinguendo gli annunci dagli stanziamenti. Per chi investe, il quadro dice che il collo di bottiglia italiano non è la qualità della ricerca ma il capitale e la committenza: dove nel 2026 sono arrivati, il flusso si è invertito. E per chi ha risposto alla consultazione del Ministero, i numeri della Strategia sono già la risposta: un committente, un fondo, una porta di rientro.

Risorse

Glossario della puntata

Strategia italiana per le tecnologie quantistiche

Documento di indirizzo pubblicato il 5 settembre 2025 da MUR e MIMIT, redatto da 34 esperti coordinati da Tommaso Calarco: cinque pilastri tecnologici, quattro assi di intervento, una raccomandazione di 200 milioni di euro l'anno per cinque anni e una governance (comitato permanente, Polo nazionale, fondazione). A un anno dalla pubblicazione, lo stanziamento non risulta ancora deciso.

NQSTI

National Quantum Science and Technology Institute: il partenariato esteso del PNRR sulle tecnologie quantistiche (117 milioni di euro, 20 enti, oltre 330 ricercatori e ingegneri), coordinato dalla Scuola Normale di Pisa; continua come consorzio anche dopo la fine del PNRR.

ICSC

Centro Nazionale di Ricerca in HPC, Big Data e Quantum Computing, finanziato dal PNRR con 320 milioni di euro e con sede a Bologna: ha finanziato i computer quantistici di Bologna, Napoli, Padova, Firenze e Roma attraverso lo spoke dedicato al quantum.

Italian Quantum Backbone

Dorsale in fibra ottica di oltre 1.800 km da Torino a Matera gestita dall'INRiM, su cui viaggiano segnali di tempo e frequenza di precisione e chiavi crittografiche quantistiche; è la base italiana della rete europea EuroQCI.

Quantum-native (azienda)

Impresa nata per sviluppare tecnologie quantistiche (hardware, software, comunicazione), distinta dalle grandi aziende che hanno una divisione quantum. Il censimento MIMIT-Polimi (dati 2024) ne conta 13 in Italia, decimo posto al mondo.

ERC Starting Grant

Finanziamento del Consiglio europeo della ricerca per giovani ricercatori (fino a 1,5 milioni di euro per cinque anni). Il rapporto fra vincitori di una nazionalità e grant ospitati nel loro Paese misura la capacità di trattenere i talenti: nel 2026, 50 italiani vincitori e 22 grant in Italia.

Polo Nazionale (modello subacqueo)

La Strategia propone per il quantum un Polo nazionale sul modello del Polo Nazionale della Dimensione Subacquea di La Spezia, guidato dalla Marina Militare: un'unica regia in cui Stato, ricerca e industria decidono insieme, con un committente pubblico. Annunciato a dicembre 2025, non ha ancora un atto istitutivo.

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